Suor Gloria Riva - centro Culturale GK Chesterton San Giovanni Persiceto BO

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Suor Gloria Riva

Eventi realizzati > 2016
L’uomo e la vita tra arte e fede
DI CHIARA SIRK
«Rinascere con la Speranza»: questo il titolo di un incontro organizzato dalla parrocchia di San Giovanni Battista e dal centro culturale Chesterton che si terrà venerdi 9, alle 20.30, nella chiesa Collegiata di San Giovanni in Persiceto, piazza del Popolo (ingresso libero).
Sul tema parlerà suor Maria Gloria Riva, fondatrice del Monastero di monache dell’Adorazione Eucaristica di Pietrarubbia in cui, pur nella regola della clausura, si dedica ad approfondire e far conoscere la bellezza dell’arte figurativa sacra, della musica e della liturgia.
Studiosa di Sacra Scrittura, ebraico biblico e tradizione rabbinica, suor Maria Gloria ha sviluppato un percorso di conoscenza del simbolo dell’arte, da quella paleocristiana a quella moderna, rivelando profonda capacità di ripescare i valori simbolici dentro al segno grafico e le grandi immagini dell’arte. Ha pubblicato su tali argomenti numerosi testi per vari editori e collabora con diverse testate giornalistiche. È titolare di una seguitissima rubrica di arte sacra sul quotidiano «Avvenire».
«Partirò dal significato della parola speranza in ebraico, per poi riflettere sulla misericordia, facendo anche dei riferimenti ai martiri, dato che la Collegiata è intitolata a San Giovanni Battista e al “Martire” per eccellenza, Cristo stesso.
Proprio le opere d’arte lì conservate e visibili certamente forniranno degli spunti per riflettere su questi temi» dice la relatrice.
Speranza e misericordia sono legate: la prima è impensabile se non in una prospettiva di vita eterna, che deve necessariamente comprendere Dio, essendo misericordia uno dei nomi di Dio.
«Penso vedremo insieme – prosegue suor Riva –diverse opere ispirate alla parabola del padre misericordioso, non solo quella di Rembrandt, usata per il volantino, ma anche quelle di De Chirico e di Chagall. Sono entrambe molto belle e significative. La prima perché l’artista la dipinge nel 1922, dopo la nascita della pittura metafisica e rappresenta una rilettura del suo percorso interiore. La seconda perché Chagall sottolinea molto l’elemento della festa, di cui, a volte, noi cristiani ci dimentichiamo. La speranza che incontra la misericordia ha molto a che fare con la festa.
Concluderò accennando al bel crocifisso ligneo, un Christus patiens, conservato a San Giovanni».
Uscendo da un orizzonte di fede non è possibile avere una speranza salda, forte. In ebraico «speranza» significa corda. Significa qualcosa che collega due punti. Esprime una tensione tra due poli. Essi sono il passato, in cui abbiamo le nostre radici, e il futuro. Tra questi due sta il nostro presente. Eliana Millu, ebrea, internata a Birkenau, amica di Primo Levi, diceva che per sopravvivere alla Shoa è necessaria una fede. In realtà una fede è sempre necessaria, una fede che però sarebbe vana se Cristo non fosse morto, come dice San Paolo. Una fede le cui vie sono misteriose. «Ho vissuto un’esperienza di premorte – racconta suor Maria Gloria Riva –. Avevo 21 anni e ho avuto un incidente.
Venivo da una famiglia tradizionalmente cattolica, avevo ereditato una fede che praticavo poco.
Poi, quando in un minuto capisci che stai morendo devi decidere cosa vuoi fare. Io ho deciso di affidarmi, di abbandonarmi a quella luce che avevo visto, a quell’amore intramontabile che brillava nell’oscurità. E ho desiderato di essere amore e luce allo stesso modo». Una vera rinascita.
Suor Gloria Riva
«In ebraico 'speranza' significa corda, qualcosa che collega il passato delle nostre radici, e il futuro»
Marc Chagall, Il ritorno del figliol prodigo
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